Verona non è stata solo il luogo da cui partire |
Ciao [nome], a quasi un mese dall'edizione 2026 della GMR, ci siamo fermatɜ qualche istante per ripensare cosa ci ha spintɜ, dieci anni fa, a cominciare questo percorso. Nel 2016, quello che accade ai confini comincia a interrogare anche le città. Verona è stata fin dall'inizio il luogo in cui provare a capire cosa fare di ciò che vedevamo lungo la rotta. Come riportarlo qui. Come raccontarlo. Come trasformarlo in relazione, presenza pubblica e responsabilità condivisa
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Siamo ancora un gruppo informale, ma il 20 giugno 2016 siamo in piazza assieme a tante associazioni e movimenti con uno striscione che riprende un messaggio letto a Idomeni:
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"Chi pianta semi di guerra raccoglie rifugiati" |
È la prima Giornata Mondiale del Rifugiato che organizziamo a Verona. |
Ma è anche l’estate dell'omicidio di Fermo in cui Emmanuel Chidi Namdi viene picchiato a morte da un militante di estrema destra. Comincia una stagione (mai conclusa) di proteste e manifestazioni di "gruppi di cittadini” contrari all’accoglienza dei richiedenti asilo e alla presenza delle persone migranti nello spazio pubblico. È il terreno in cui si alternano governi e ministri dell’interno dove la gestione dei flussi migratori e delle politiche di asilo diventa sempre più centrale.
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Mentre cominciano le staffette di volontarɜ verso Belgrado, il 4 marzo 2017, al Forte Chievo, festeggiamo un nuovo inizio: One Bridge to Idomeni è diventata un’associazione! Più di 200 persone partecipano alla cena solidale e al concerto dei Contrada Lorì. 1350€ raccolti per le successive spedizioni verso la Serbia. |
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Dal 2017 costruiamo un secondo movimento: quello del ritorno. Serate nelle comunità, negli oratori, nelle scuole e università. Chi non è partito inizia a capire cosa sta succedendo a poche ore da Verona.
In Università di Verona, davanti a più di 600 studentesse e studenti delle scuole superiori, al convegno "Le radici dei diritti", portiamo la rotta balcanica dentro un'aula universitaria. Non come dato statistico. Come esperienza vissuta, come domanda sui diritti che riguarda tutti — anche chi non è mai dovuto fuggire. |
Mentre si allarga la rete di persone che seguono, sostengono e rendono possibili i progetti, Verona continua a essere uno dei luoghi da cui si costruisce supporto alla rotta e si restituisce pubblicamente ciò che accade. Il 2018 è l'anno in cui la presenza a Verona diventa più visibile e più strutturata.
Esponiamo alla Biblioteca Civica e al Palazzo della Gran Guardia la mostra 21316 - TornarePartireTornare - 21318: un diario con un'antologia delle testimonianze dei primi due anni, e una raccolta di fotografie donate da fotografi e fotoreporter di fama nazionale. |
Questa fase è importante perché mostra un cambio di scala: non solo missioni all’estero sostenute da Verona, ma anche Verona come luogo in cui si costruisce cultura politica attorno alla migrazione. La testimonianza non resta racconto individuale, ma diventa pratica collettiva. |
Chiudono i porti, aprono i bastioni.
Da quella sera Forte Sofia è diventato il luogo in cui torniamo ogni anno per fare la GMR. Non solo per stare assieme e sostenere le partenze — ma per continuare a chiederci cosa si può fare quando le istituzioni non bastano.
Ogni edizione ha portato una domanda diversa. Ogni domanda ha costruito un pezzo di quella rete che oggi ci permette di restare sul territorio, in città e lungo la rotta, fino a diventare un appuntamento fisso del calendario civico di Verona. |
Rivedi le foto della Giornata Mondiale del Rifugiato 2026: dieci giorni di persone, incontri, cibo, spettacoli, film, musica e parole che ci sono rimaste addosso.
Grazie a chi è salito al Forte, a chi ci ha sostenuto, a chi è venuto solo a curiosare ed è rimasto fino a fine concerto, a chi ha detto “non sapevo nemmeno fosse aperto questo posto”. GMR26: una frontiera che si chiude, un percorso che si apre.
E noi torniamo a giugno 2027. |
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